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21/02/2005
EDITORIALE.
In una certa misura siamo alla resa dei conti. O meglio alla prima
resa dei conti dove i furbi e gli esperti di politichese che fino ad
oggi hanno dato vita a salotti personali decisamente poco decorosi
per un paese così detto civile, incominciano a chiedersi dove sia
quel patrimonio di risorse umane e di valori ideali che
frettolosamente avevano pensato bene di mettere in liquidazione,
preoccupati a "salvare" le loro misere posizioni di potere. Oggi ,
infatti, i conti non tornano più. Tra un cespuglio ed una sigla,
all'appello manca un numero consistente di risorse umane. Il
bipolarismo "all'italiana " non funziona; invece di essere un sistema
politico è una palestra di litigi dove chi non si rispettava ieri,
oggi si odia; ma soprattutto è diventato uno strumento di paralisi
della politica. Sul piano economico stiamo facendo acqua da tutte le
parti; nel sociale dopo aver stravolto le ragioni della solidarietà
non abbiamo saputo dare soluzioni alternative che comunque
garantissero i cittadini almeno in quella che è la loro dignità,
ignorando che la stessa si alimenta con il lavoro, che ,invece, sta
diventando sempre di più una possibilità piuttosto che un diritto
come invece afferma la nostra costituzione. Sappiamo che solo se c'è
una corretta concezione della persona la democrazia è possibile ed è
il rispetto per la stessa che rende fattibile la partecipazione
democratica. Solo la tutela dei diritti della persona è la condizione
affinchè tutti i cittadini possano partecipare attivamente alla vita
e alla gestione della cosa pubblica. Ma la nostra attuale classe
politica che vorrebbe vivere la stagione di una nuova oligarchia sta
ignorando tutto questo e nella nostra regione toscana ne stanno
diventando gli alfieri. Chi si inventa meccanismi elettorali ad uso e
consumo ammantati di falsa democrazia; chi studia strattagemmi di
altro tipo ma la finalità è la stessa : dare una svolta di puro
potere alla politica di questo paese. Eravamo una democrazia
occidentale forte, ricca, rispettata e considerata sul piano
internazionale. Eravamo...Oggi siamo "una fragile navicella" su cui
si raccolgono le speranze di quanti credono nella dignità della
persona. A questa deve accompagnarsi il ricupero della morale di cui
la politica non può fare a meno, come non è più consentito abdicare
alla partecipazione alla politica cioè a tutte quelle azioni
economiche, sociali, legislative, amministrative e culturali
destinate a promuovere organicamente e istituzionalmente il bene
comune. Francesco Donati
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